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Da grande voglio fare il sognatore

  • Jan. 4th, 2012 at 11:58 PM
gufo

Sì è ridicolo: non ho fatto altro che scrivere ultimamente eppure ho sentito il bisogno di fare questo post. È strano il funzionamento della mente umana, non trovate? L’unica ragione per cui lo sto scrivendo è che oggi una persona mi ha ricordato che esiste questo posto. Ha detto qualcosa più o meno come: “anche perché tu scrivi e...”. 

In quel momento devo essere più o meno sbiancato: eh sì perché ho pensato con terrore: “Oh mio Dio, e tu cosa ne sai che scrivo? OH MADRE! (curioso anagramma di MERDA, l’avete notato?) Non dirmi che ha letto ASLS e sa che è roba mia! Oh MIO DIO! È andato in libreria e ha letto il racconto pubblicato nella raccolta più infame che potessi scegliere per essere edito! Mi sta dicendo che LUI SA! La mia reputazione è rovinata! Aspetta come ha ricoleggato il mio nome de plume a me?”

Naturalmente, poiché non potevo manifestare il mio senso di panico e gettarmi dal balcone mi sembrava melodrammaticamente affrettato, ho casualmente interrotto il mio interlecutore per chiedergli: “Scusa che hai detto? Come sai che scrivo?”

E lui ha candidamente risposto: “ricordo che avevi un blog, no?”.

Ho ovviamente tirato un sospiro di sollievo. Perché sono passati anni da che gliel’ho detto, perché è abbastanza ovvio che non legga il mio journal giacché non è aggiornato da un paio di anni (e probabilmente avrà perso l’indirizzo) e perché la mia reputazione perciò è salva. Epperò magari questo post lo mettiamo nei visibili solo agli amici... o anche no che la mia rete di amici si estende a 4 persone. Wao. La storia della mia vita -.-

Che poi è ridicolo che non abbia più aggiornato... cioè: perché? Ah già, come tutto in vita mia perdo interesse non appena scopro nuovi orizzonti che catalizzano la mia attenzione al 2000%. In effetti sono un po’ preoccupato: che diamine farò nel mondo del lavoro? Perché finché sono all’università e faccio cose che più o meno mi interessano riesco a resistere, ma se come mi succede da sempre dopo quattro o cinque anni (o tre, o due...) dovessi stufarmi di quello che sto facendo? Di certo non posso permettermi di cambiare lavoro ogni due anni! Ci vorrebbe un lavoro che mi permetta di reinventarmi giorno dopo giorno, naturalmente ben pagato, che mi lasci libero di coltivare le mie passioni... 

Sì lo so, sarei ricco se mi pagassero per fare il sognatore :)

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Myrddin non è finito

  • Mar. 20th, 2010 at 6:37 PM
gufo
Dunque miei amati lettori, eccovi tutti insieme gli ultimi capitoli di Myrddin. Vi annuncio che la storia non è finita, cioè: tecnincamente per il concorso finisce così, ma non posso proprio lasciarla in questa maniera. La trama fa acqua da tutte le parti, me ne rendo conto, il problema è che la trama la decideva l'OCA! Cioè, se la penultima carta dice: un amico compare in scena o fa qualcosa, mi pare ovvio che all'ultimo devo far cicciare fuori un personaggio! I 1260 caratteri finali erano davvero pochi per concludere, ergo: sono schifato da 'sta storia, e non solo per la trama ma anche e soprattutto per la morte del mio stile. Ho passato tutto il tempo a limare e rivedere le frasi, parola per parola, per poter accorciare e guadagnare caratteri a beneficio dell'intreccio e a scapito dello stile. Per stile, intendo il mio personalissimo (e non per questo giusto) modo di scrivere gli avvenimenti, qui beceramente soffocato da esigenze di copione. È per questo (nemmeno tanto per la trama) che scriverò un prologo: solo per poter far trasparire come scrivo a chiunque passi di qui. Se poi sarò criticato, ben venga: mica è detto che il mio stile piaccia, e soprattutto non ho mai detto di essere uno scrittore, ma quanto meno sarò criticato per qualcosa di mio, dunque a ragione. Se qualcuno mi dirà "non sai scrivere" risponderò "ok!", tanto non voglio pubblicare nulla, scrivo per hobby, ma almeno la critica potrà essere accettata perché si saranno valutate le mie prestazioni, non quelle comandate dall'OCA.
Ciancio alle bande, eccovi la fine storiella (per coloro che non sappiano di cosa sto parlando, vi suggerisco di leggere il post precedente a questo):



Sorprendentemente il grido proveniva dal suo condominio. Salì i gradini due a due e il richiamo cessò quando mancavano ancora tre piani a casa sua. Era di fronte all’appartamento del dottor Cox, la porta era socchiusa.

“Non andare, ti ucciderà”. La voce preoccupata di sua nonna giunse flebile, quasi un soffio.

Sapeva che avrebbe dovuto ascoltarla, ma desiderava delle risposte ed era pronto a rischiare pur di averne.

 

“Ti sto aspettando Myrddin”, la voce del dottor Cox strisciò inaspettata nella sua testa.

“Non vedo nulla” rispose arrischiando un passo nel buio.

“Nello studio”, risuonò la voce.

Tentoni, arrancò nel corridoio fin dove ricordava aprirsi la porta dello studio. L’esitazione lo colse solo quando afferrò la maniglia: quella situazione era assurda, davvero era pronto a rischiare, finanche la vita, solo per delle risposte?

 

Il cambiamento ci fa sentire vivi, ma il rischio è il prezzo da pagare.

In un attimo il ragazzo fu dentro e si ritrovò a fissare gli occhi scuri del dottor Cox, che gli sorrideva benevolo da una poltrona. Si sentì in trappola.

“Non ti farò del male”, lo rassicurò, “non potrei farne a mio figlio”, disse porgendogli una foto che lo ritraeva neonato tra le sue braccia. Il suo più grande sogno stava diventando realtà.

 

Rimase incantato dalla foto e il tempo sembrò perdere significato: il dottor Cox da giovane gli somigliava in maniera impressionante. Quando si riebbe, suo padre non si era mosso: lo fissava ancora dalla poltrona col suo sorriso enigmatico. Capelli e occhi erano scuri come i suoi, la fossetta sul mento un altro punto in comune. Aveva atteso così a lungo quel momento; non gli restava che sperare che fosse tutto vero.

 

“Allontanati da lui”, la voce lo riportò bruscamente alla realtà.

“Arthur?!” esclamò perplesso Myrddin.

“Vieni qui”, gli ordinò porgendogli la mano, senza però staccare gli occhi di dosso da Cox.

“Non ascoltarlo: nessun’altro ci dovrà separare!” lo implorò il dottore.

Doveva vederci chiaro: da mesi non vedeva il suo migliore amico e proprio ora che aveva rincontrato suo padre, lui era sbucato dal nulla per separarli?

 

“Myrddin fidati di me:lui non è ciò che sembra,non è nemmeno umano”,disse Arthur sbrigativo.“Di che parli?”chiese sempre più confuso.“Faremo grandi cose insieme,figliolo”,iniziò a dire il medico con voce suadente.“Usa il pugnale,uccidili entrambi”,gli suggerì.“Quale…”si accorse allora di stringere uno stiletto con la mano sinistra.“Senti il suo potere?Vuole il sangue della strega vergine!”lo incoraggiò Cox.Solo in quel momento notò la giovane ragazza bionda incontrata il giorno prima:era a terra,legata e imbavagliata,gli occhi sgranati dal terrore.Si avvicinò ipnotizzato.Non capì mai cosa accadde dopo,ricordò solo la sensazione che gli dava il pugnale,accecandolo di un odio liberatorio.Cedette a quell’odio:pugnalò Cox,che subito iniziò a cambiare forma,mentre un fuoco lo divorava fulmineo.“È andato!”esclamò la ragazza improvvisamente libera.“Perché non ci ha ucciso tutti?”chiese meravigliata.“Voleva Myrddin dalla sua parte,non gli bastava acquisirne i poteri”,rispose Arthur aiutandola ad alzarsi.“Cosa ho fatto?”domandò Myrddin scioccato,provando vergogna.“Ci hai salvato la vita,tranquillo!Tua nonna ti spiegherà tutto”,gli risposero i due sorridendo,mentre l’accompagnavano fuori dall’appartamento.Finalmente avrebbe avuto le sue risposte.







Qui lo dico e qui lo nego: questa storia è mia (lo nego perché non è che ci sia da vantarsene) e per intenderci i personaggi appartengono a me (e chi te li ciula, fanno schifo! Avete ragione...). A presto su questi schermi per l'epilogo.

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Mar. 6th, 2010

  • 2:33 PM
gufo
Da immemore tempo, lo confesso, non solco questi lidi. Sarà un periodo che non sto molto per la quale, sarà il blocco dello scrittore che impazza, sarà che sono semplicemente apatico, resta il fatto che non ho più postato nulla. Pace e amen, mio il journal, mia la decisione di postare, che volete? Novità rilevanti...: ho letto i primi due libri di Stroud, e non mi sono piaciuti. Dubito che l'editore (quello inglese) abbia messo mano alle prime venti pagine del primo libro, dato che c'è un continuo salto di punto di vista: teza persona, prima persona, terza persona, prima persona...anche a distanza di due righe: WTF?! Poi fortunatamente gli orrori stilistici scompaiono (si attenuano, diciamo) e il libro scorre, ma non troppo. Non leggerò il terzo, perché avendo letto la trama su wikipedia attualmente non me la sento. Detto questo, passiamo ad altre considerazioni letterarie: ho letto pure Neil Gaiman: è un dannato genio! La trama è intrippantissima, forse i presonaggi sono davvero troppi, ma per chi, come me, è appassionato di Miti, il libro è veramente bello. Sottile in alcuni punti, tanto che mi sono domandato se qualche profano avrebbe potuto apprezzare la trama (nemmeno ho compres pienamente tutti i riferimetni), ma sicuramente è scritto bene. Scorre al punto giusto, ho trovato solo l'inizio un po' lento. Il prossimo libro dovrebbe essere Goodkind, il primo della dodecalogia sulla "Spada della Verità", ma potrei sempre demordere e optare per l'ultimo libro di Banana, Delfini mi pare, tornando così al mio vecchio amore. E poi ci sono "I demoni" di Dostoevskij che mi guardano tutte le sere dal comodino, libro iniziato e non terminato, prima o poi lo riaprirò.

Bon, ciò detto, passiamo all'altra passione: scrittura. ASLS langue, ve ne sarete accorti. Giuro solennemente di terminarla, però. Sto partecipando, nel mentre, a un concorso di scrittura troppo divertente: ho creato un eroe sul sito perFiducia. Praticamente si crea l'eroe e ogni due giorni l'Oca, fantomatica webmistress, gira una carta. Sulla carta ci sono i dettami di ciò che deve accadere nel capitolo che viene scritto. Ogni capitolo ha una lunghezza massima di 420 caratteri. La storia sta venendo fuori orribile, ma proprio brutta, perché le carte si vedono una per volta e far accadere quello che c'è scritto in 420 caratteri (spazi inclusi!) è pressocché impossibile. Almeno per me. Più che è altro è impossibile far accadere qualcosa di interessante: cioè, trovo che le carte si prestino bene solo a una banale storia d'amore o similia. Probabilmente, comunque, sono io che sono incapace ;P
Se, tuttavia, lettori di passaggio, volesse farmi il piacere di leggere la mia storia e dirmi che ne pensate (a me fa cagare dunque siate pure brutalmente onesti, tanto non la riconosco nemmeno nel mio stile!) mi farete un piacere. Se, poi, voleste anche registrarvi al sito (ci vuole un minuto scarso) e diventare seguaci del mio eroe, mi fareste ulteriore piacere, sia mai che riesco a vincere una telecamera (perché l'iniziativa funziona in base ai seguaci: vince chi ne ha di più!). Se, infine, vorrete divertirvi a scrivere anche voi, affrettatevi che l'iniziativa sta per finire, e sono state già girate un sacco di carte!
Eccovi dunque la mer(d)avigliosa opera letteraria work in progress cui mi sto dedicando:
L'eroe si chima Myrddin, la descrizione e la sua pagina la trovate QUI, buona lettura. La storia, per i più pigri, la posto qui sotto:



Il cambiamento ci fa sentire vivi. È il vento che spinge la barca di cui siamo al timone, il bozzolo di seta che ognuno tesse attorno all’io, quando si sente pronto a spiccare il volo. Myrddin non desiderava altro in quel momento: immobile, circondato dalle candele, lasciava vagare da ore lo sguardo triste fuori dalla finestra, impotente di fronte all’incedere della notte. Fu allora che tutte le candele si spensero.

 

Il buio calò prepotente. Non si voltò a guardare, eppure percepì una presenza alle sue spalle. La ragione, finalmente svegliata dal suo torpore, gli gridò di muoversi, ma lui si fidò dell’istinto. Accantonando la logica, rimase immobile, chiuse gli occhi e domandò: “Chi sei?”. Non udì risposta e ricordò: è inutile chiedere ‘chi sei’.

“Cosa vuoi?”

“Aiutarti”. Riconobbe la voce e si voltò, ma sua nonna era scomparsa.

 

-È assurdo!- pensò scattando in piedi e guardandosi intorno nervoso –sono rimasto solo per troppo tempo-

Per la prima volta in vita sua, il buio divenne scomodo e ne ebbe paura. Lo sguardo gli cadde su uno stoppino ancora fumante. Una consapevolezza inconscia lo spinse a concentrarsi su di esso desiderando la luce. Basito, osservò la fiamma prendere vita lentamente. –Il mio subconscio ha ragione: ho bisogno di aiuto!-

 

“Myrddin!” esclamò l’uomo aprendo la porta.

“Dottor Cox deve aiutarmi!”

“Certo, accomodati”, gli sorrise. “Non avrei mai pensato di vederti qui”, aggiunse invitandolo a sedersi.

“Nemmeno io, ma lei aveva ragione: ho iniziato ad avere delle allucinazioni”.

“Dammi il tempo di terminare una seduta e ti ascolterò”, e con questa promessa rientrò nello studio. Ne uscì qualche minuto dopo, in compagnia di una ragazza bionda.

 

Quando i loro occhi s’incontrarono, il volto della giovane fu deformato dal terrore. L’urlo che lanciò, prima di fuggire verso la porta, lasciò Myrddin disorientato. Non appena si guardò intorno, però, la paura si sostituì alla confusione, strisciando lentamente sotto la sua pelle e insidiando il suo cuore: dietro di lui, sospeso a mezz’aria, il fantasma di sua nonna gridava adirato. Eppure, non si udiva alcun suono.

 

Rimase immobile, gli occhi sgranati fissi sulla figura eterea che gli fluttuava d’innanzi. Non aveva neanche il coraggio di gridare come la ragazza: stava semplicemente lì, in piedi, catatonico, a trattenere il respiro mentre sua nonna, sempre più sbiadita, gesticolava animatamente, il volto contratto dalla rabbia.

“Myrddin, tutto bene?” la voce del dottor Cox lo riscosse.

“Come?”, boccheggiò voltandosi rapidamente.

 

“Stai bene?” chiese nuovamente Cox avvicinandosi rassicurante.

L’altro non rispose, tornando a studiare il vuoto dove fino a poco prima aveva visto sua nonna.

“Io…” iniziò a farfugliare tra le lacrime col respiro spezzato.

“Bevi”, disse il medico porgendogli una tazza fumante comparsa dal nulla. Myrddin non obiettò, mandò giù la tisana dal sapore amaro e subito problemi, ansie e confusione scomparvero istantaneamente.

 

 

Si svegliò il mattino seguente con la certezza di non aver mai dormito così bene. Era un sabato soleggiato. Euforico, decise di provare a scendere in strada. Per la prima volta in vita sua, camminò tranquillamente tra la folla, ignaro dei pensieri, delle ansie o delle paure di chi lo circondava. Tutte le voci e le consapevolezze innate erano scomparse. Grazie al dottor Cox, stava finalmente tornando a vivere.

 

La sua serenità, tuttavia, durò poco: improvviso come un temporale estivo, un potente grido gli riempì le orecchie, obbligandolo in ginocchio a coprirsi la testa. La gente intorno a lui lo guardò incuriosita o perlopiù lo scansò, fingendo che non esistesse. Capì di essere l’unico a sentire quella richiesta d’aiuto e quindi l’unico a poter fare qualcosa. A malincuore, prese la direzione da cui proveniva il grido.


Gli amici so piezz 'e core

  • Jan. 15th, 2010 at 12:21 AM
gufo
Momento da post.

Sapete, come quando volete scrivere, ma vi sentite spremuti al pari di un arancio appena scontratosi con uno spremiagrumi. Ecco quello è il momento da post.

Era un bel pezzo che volevo postare e avrei parecchie cose di cui blaterare disquisire, tuttavia mi sento fiacco, no peggio, spento, peggio, sfinito, peggio… drained. M’è venuto solo in inglese, perché in italiano letteralmente sarebbe “scolato” (bleah, e che so ‘n’oliva?), ma il concetto dell’arancio direi che la dice tutta.

Senza contare, poi, che ho sonno. Ma un sonno da narcolettico cronico, che m’impedisce di sviluppare qualsivoglia idea interessante. *reprime uno sbadiglio*

Dunque, preparatevi, perché a breve avrete un post ad alto contenuto filosofico (ma anche no), un post ad alto contenuto meteo (ché tanto ormai è palese, lapalissiano, che qualunque situazione meteorologica sia per me fonte di somma ispirazione!) e un post ad alto contenuto di critica verso i reality (leggasi GF 10).

Di che parlerò stasera? Di fuffa. Ma proprio di niente!

Anzi, ecco: parlerò dei deja vu!

Quella di oggi è stata una giornata ad altissimo contenuto deja vu: ne ho avuti qualcosa come tre, questo pomeriggio. Stressante e umiliante, direi, specie perché ODIO non ricordare quando ho “collezionato” i momenti che rievoco.

Oh mamma, ho già finito! Forse ‘sto post non ha ragione di esistere, o forse siccome sono grafico-ossessivo-compulsivo lo posterò comunque, visto che a prescindere sul mio blog non passa mai nessuno, ma proprio nessuno! Possibile che manco uno che cerca i viaggi in gaelico (lingua notoriamente diffusa in tutto il mondo!) capiti per sbaglio sul questo journal? Eppure di parole, in gaelico, ce ne sono parecchie: Cairde, per es, che significa Amici. A proposito: credo di non avervi ancora detto perché mi piace tanto questa parola gaelica. Ah, è una chicca tutta erudita che vi lascerà senza fiato lo so. *i lettori si sistemano sulla sedia in attesa della lezione*

Dovete sapere che questa parola si pronuncia come si legge. Purtroppo, però, il sottoscritto, non espertissimo di pronuncia gaelica (poiché mi ci vorrebbero anni per impratichirmi) inizialmente la pronunciava come Còrde (la ò non proprio aperta, anche una mezza a). La r ovviamente si pronuncia in stile english e la d, tipo la d in “madre” detto da un siciliano. Ecco, al sottoscritto la parola ricordava, per assonanza, il corde latino, ossia il cuore. Di lì la meraviglia: dire amici, per me equivaleva a dire Oh cuore!, e in fondo gli amici non sono forse un pezzo del nostro cuore?

Qui partono le considerazioni pessimistiche: forse gli amici, in realtà, ci rubano e basta un pezzo del nostro cuore. Proprio oggi mi sono soffermato per l’ennesima volta a riflettere sull’esistenza reale dell’amicizia, e vi assicuro che la domanda mi tormenta quanto quelle esistenziali classiche (vedi: Esistenza/non Esistenza di Dio in tutta la storia della filosofia, il sesso degli Angeli, ecc). Esiste o non Esiste l’Amicizia. Il punto è sempre lì, bisogna capire cosa si intenda per Amicizia. Forse non lo so nemmeno io, forse è la passione dei vent’anni che sta scemando e mi scontro con una realtà brutale nella sua disillusione e crudeltà. Forse sono solo io a essere Romantico, e gli altri non si pongono le mie questiones, ma io soffro, e questo è un sentimento reale, concreto, brutale e disilluso, e non v’è speranza a mitigarlo, solo delusioni ad alimentarlo. Lo so, sto scadendo nel becero, vi sto trascinando nella mia personale spirale di depressione, ma vi assicuro: non è che un attimo, qualche sospiro non represso nei momenti di solitudine, quando si riaffacciano alla mente i ricordi degli anni passati. Non sono depresso e tutto sommato, via: posso dirmi felice, felice grazie a coloro che mi circondano, che non ho ragione per non chiamare amici. Eppure… eppure la sensazione di manchevolezza, di vuoto, permane. Mi auguro sia dovuta solo alla crescita, un effetto collaterale della disillusione che caratterizza il passaggio da una visione del mondo fanciullesca a una visione adulta. Un giorno, probabilmente, non ci farò più caso. Ma fino ad allora, non posso spegnere la passione, fiammella solitaria che ormai a corto di ossigeno mi ricorda che la vita va vissuta, le relazioni ricercate, che l’Amcizia (con la A) esiste ancora, proprio quella dei vent’anni, proprio quella di cui comincio a confutare l’esistenza. Spero solo che, paziente, mi attenda da qualche parte, o sarà troppo tardi.

Anno nuovo...

  • Jan. 4th, 2010 at 5:38 PM
gufo

Mi ero ripromesso di aggiornare il 31, che poi è diventato l’1, che poi “che sonn…stanchez…blurp, mangiat troppo…aggiorn dom…”, e il due se n’è andato, e il 3 me l’ha rubato la Carranza, e oggi è quattro. Sono trascorsi ben 62 mesi dall’inizio della mia relazione continuativa col mio splendido amore. Detto così, ovviamente, mi sembra di leggere un bollettino meteo (lo so: vi manca Fabio, siete in attesa del capitolo nove, ma anche no prometto un futuro aggiornamento ma anche no. :P), ma vi assicuro che sono stati 62 mesi talmente belli che a volte non mi capacito siano passati così in fretta. E bon, potessi, adesso mi rendo conto che la relazione è così matura che sarei pronto pure, che so, ad andare a vivere insieme al Mò Chrói…ma forse anche no!

Insomma, anno nuovo, vita boh. Nel senso che non so che mi riserva il futuro: forse una vita nuova, poiché spero di liberarmi di certe zavorre, forse una vita vecchia, perché ho l’incubo di non riuscire a liberarmene, dunque vita boh. E intanto faccio i buoni propositi: finire gli esami entro Aprile (e mio nonno era un flipper), riscrivermi in palestra (dalla settimana prossima devo ASSOLUTAMENTE tornarci, altrimenti rischio di diventare l’unica balenottera spiaggiata qui sul Tirreno), scrivere. Ecco, sarà che mi sono montato la testa (tutti sanno quanto io sia superbo!), sarà che finalmente ho ripreso in mano la penna (ma sempre più spesso il mio dolce amore: il MAC), sarà che ormai la storia è sempre più matura: ma il mio fantasy deve vedere la luce. Il proposito del 2010 è di dargli una degna stesura. For sure, credo sarà impossibile terminarlo, ma mi devo obbligare.

Poiché dalla regia mi indicano con gestacci molto poco consoni all’etichetta che caratterizza tutti coloro di cui mi circondo, aggiungo anche il proposito di terminare la traduzione di Ace of Cups (vedi: nonno=flipper).

Intanto, è tornato il freddo. E finalmente, direi. Anche se il mio genitore di sesso maschile (noto anche come “Padre”) mi rammenta la mia natura di animale a sangue freddo (ma è forse soltanto un sottile riferimento alla mia lingua stile Marilyn Manson), ciononostante io adoro il freddo. Mi sento vivo al freddo. Non sopporto il caldo, e le giornate uggiose, scarsamente illuminate, m’infondono allegria. Anche ora, sotto il mio spesso strato di vestiti e di grasso-di-foca (tutto naturalmente costituito con Panettoni, Pandori, e montagne di cibo), guardo i castelli romani che si innalzano in lontananza di fronte casa mia. Una leggera bruma li avvolge, distorce i colori e me li fa apparire azzurri, sbiaditi, scoloriti dal freddo. Non si può non amare questo paesaggio, quello che guardi a occhi spalancati, quello che non ti devi sforzare di guardare attraverso due fessure, perché se non assottigli gli occhi, la luce ti brucia la retina. Badate bene, non disprezzo le giornate di Sole (non più!), ma allo stesso tempo non riesco ad apprezzarle pienamente: sempre impegnato a farmi venire le rughe d’espressione ai lati degli occhi quando, ringraziando il cielo, Dio è stato così benevolo da concedermi il lusso di non dimostrare l’età che ho. Un vero peccato che non riesca a sopportare la luminosità eccessiva delle giornate terse (ed ho gli occhi scuri!). Comunque sto divagando, praticamente sto facendo sbagliare anche me stesso. Questo blog contiene più post sul tempo, che il bollettino meteorologico nazionale (esisterà un bollettino meteorologico nazionale?). È solo che mi emoziono: quando guardo fuori e vedo le nuvole basse, che sembrano voler ingoiare le montagne, il cielo soffice simile a un maglione di lana, tessuto a maglia stretta con filo sottile (perché così piatto e uguale, ma allo stesso tempo morbido), mi sento ispirato. E se il pomeriggio si immobilizzasse in quest’attimo, potrei scrivere all’infinito, scrivere per ore e di tutto, potrei terminare il mio romanzo, scrivere decine di post su questo journal, terminare ASLS, studiare! (ebbene sì, anche studiare!) Invece questo momento è un attimo, il tempo di scrivere ed è già di poco più buio. Lo noto e mi rattristo, il mio momento preferito della giornata sta già svanendo, ingoiato dalla notte. Un tempo, da bravo strigiforme quale sono (ma non ero un serpente per il Padre?) la notte era il mio regno, il momento che preferivo. Adesso, invece, comincio a odiarla, perché non fa altro che ricordarmi i miei fallimenti, mi carica di false speranze, mi lascia sperare in un domani migliore ingannandomi bellamente. Il domani sarà come l’oggi, almeno finche non mi decido a voltare pagina.

Ho deciso: anno nuovo, vita nuova.

Crying at the Discothèque

  • Dec. 13th, 2009 at 5:14 AM
gufo
Le orecchie che mi fischiano, il cuore che va a mille, i muscoli delle gambe totalmente indolenziti, la vista appannata (va beh, questo è colpa delle lenti a contatto! ;P), i piedi che mi fumano, i demoni interiori esorcizzati... ogni tanto, tornare a casa alle cinque, dopo una notte passata a dimenarmi in discoteca, è proprio quello che ci vuole. I volti degli amici, la gioia e la spensieratezza dei vent'anni, ballare con lei...vado a letto con la pace nel cuore.

Pensieri Random

  • Nov. 22nd, 2009 at 11:46 PM
gufo

Siccome oggi m’ha preso lo sfogo scrittorio, ho deciso di aggiornare il journal, poverino. Tanto l’avrei aggiornato domani con il sesto capitolo di “A simple love story”, ma tanto vale farlo anche ora.

Vediamo: pensieri random.

Ho scoperto, dopo ben ventitre anni di vita, che il mio genere musicale preferito è l’Alternative. Interessante, non credete? Come dite: non ve ne frega niente? Beh, riconosco che non cambia la vita di nessuno tranne la mia: volete mettere la soddisfazione nel rispondere alla domanda “Tu che musica ascolti?” dicendo: “Alternative!”, ovviamente in pieno stile Verdone-ragazzo fatto-anni 70!

Proseguiamo: Supermassive Black Hole dei Muse è una canzone che adoro. L’ho perfino scaricata legalmente da iTunes! Oggi l’avrò sentita all’incirca dodici o tredici volte (ma potrebbero essere di più!) e effettivamente credo che il mio cervello stia proprio collassando su se stesso dando origine a un Buco Nero Supermassivo…non so, magari il titolo deriva da quello!

Mio padre sta meglio. Spero esca dall’ospedale Mercoledì, anche se non so se sia un male o un bene che torni a casa: qui non starà fermo un attimo e la cura per il cuore andrà a puttane.

Riconosco che le ultime due settimane le ho trascorse praticamente solo tra ospedale e università e mi stava per esplodere il cervello. Fortunatamente ieri sera ho passato una serata piacevole (nonostante avessi la stessa voglia di uscire di un orso dalla tana in pieno letargo) e mi sono rilassato. Unico neo, che poi un neo non era ma era marrone comunque, la MERDA pestata per strada: detesto l’inciviltà della gente. Io ho tre cani (mia sorella, miei proprio non potrebbero essere!) e quando li porto a fare i bisognini vado in giro con la bustina: se io raccolgo la pupù, perché gli altri non possono farlo? Mi rivolgo a voi devastatori del pubblico decoro: sappiate che non è difficile per niente, no, no! *scuote la testa*.

Oggi pomeriggio me lo sono preso sabatico dallo studio, visto che è stato il primo pomeriggio a casa nelle ultime due settimane, e mi sono finalmente dedicato alla scrittura del capitolo sei. Non so più se mi rilassi maggiormente scrivere o cucinare. Forse cucinare, ma i miei pantaloni ultimamente mi consigliano caldamente di rilassarmi scrivendo. Devo tornare in palestra e rimpossessarmi della mia 46 comoda, anziché della 46 stretta che porto adesso. Anche perché la linea degli addominali, ormai, è ben sepolta sotto strati e strati di future sudate sul tapis roulant.

Una settimana fa stavo scrivendo un post, non più pubblicato, sul fatto che mi sento soddisfatto. Certo non con mio padre all’ospedale e mia madre che sta perennemente male, ma soddisfatto per essermi finalmente rimpossessato di me stesso, della mia dignità e del mio carattere originario. Un carattere rimasto sepolto per anni sotto un velo di ipocrisia e insicurezza impostomi dagli altri e mantenuto dal sottoscritto (un coglione). Alla fine, anche se ormai la mia vita sociale va bene da un pezzo (sia benedetta l’UNIVERSITA’!), intrattenendomi in una piacevole conversazione con una persona, ho avuto modo di verificare nuovamente il detto cinese (credo) che dice: “Siediti sulla riva del fiume e aspetta il cadavere del tuo nemico” (più o meno…). Il Tempo mi ha di nuovo incoronato vincitore e mi sono trovato a riflettere sulle stupidita/fragilità adolescenziali, nonché sulla pochezza di alcune persone. Ma, come direbbe la Disney, tutto è bene quel che finisce bene, e Aistear ha una vita piena e appagante.

Sogni d’oro gente.

Skeleton

  • Nov. 5th, 2009 at 8:28 PM
gufo

Ascolto i Massive Attack (Teardrops) e ho creato una minicompilation che mi porterà presto ad ascoltare anche l’ultimo dei Muse (Uprising…lovely!) e Natalie Imbruglia (Want). Direte voi: che c’azzeccano tra loro? Ma, soprattutto: chi te l’ha chiesto? Nessuno, ma sentivo di volerlo dire visto che nel post vi parlerò di una canzone che mi fa impazzire ultimamente: Skeleton di Dolores O’Riordan (senza starvi a dire che la adoro perché lo sapete già, anzi no, non lo sapete: IO AMO DOLORES e The Cranberries sono il mio gruppo preferito *alza gli occhi al cielo sognando il 16 Marzo a Milano*).

Trovo che quella canzone contenga tutto ciò che provo in questo momento. Lo so che sembra riduttivo, ma l’ampia gamma di emozioni che avverto sta tutta lì dentro. Il testo, dalla prima volta che l’ho sentito, m’è divenuto inquietantemente familiare: in fondo ognuno di noi si trova ad attraversare momenti schifosi nella propria vita (*intanto balla come un indemoniato sulle note dei Muse: They will not controll us, we will be victorious!*) e proprio in questi momenti alla fine si trova una forza che non sapevamo di possedere (e che forse non possediamo perché viene da fuori), ma che è lì e ci permette di superare l’ultimo ostacolo insormontabile. È esattamente così che mi sento, ultimamente, solo che non sono sicuro, ancora, delle mie forze! Ma non dubito che prima o poi arriverà un aiutino dal pubblico. In tutto ciò, so già che non appena certe persone leggeranno questo post salteranno sulla sedia. Pace e Amen. Io sto bene, sto sempre bene e ovviamente se volessi parlare l’avrei già fatto o vi avrei fatto vedere qualcosa, per cui tranquillizzatevi tutti. E per chiunque stia per dirlo: io lo so che ci siete tutti, per me, vi lovvo anch’io!

Detto ciò, cuccatevi Dolores: 
 

Whoo I try to face it

Whoo I can’t erase it

Whoo I try to face it

Whoo I can't ermbrace it

 

Driving in the slow lane, watching everybody shooting by in the fast lane, in the fast lane

Sitting here beside me, there is a shadow from my past in the front seat, I can hear my heart beat

Faster, faster, faster, faster, faster

 

Whoo I try to face it

Whoo I can't erase it

Whoo so I must face it

Whoo I must embrace it
 

I have wasted my time dwelling in the shadows from the past

In the front seat, did you hear my heart beat

Forward to the future I must move on, I will let go

into the future, that's where I will soar

Higher, higher, higher, higher, higher

 

Whoo so I can face it 

Whoo and I will chase it

Whoo I will embrace it, whoo

You can't outrun your skeleton

No way, No way

You can't outrun your skeleton

No way, No way

Whoo, Whoo

No way, No way

Whoo, Whoo

No way, No way

Whoo, Whoo

No way, No way

Whoo, Whoo

 

 

In the corner of the room

I try to face it

In the corner of the room

I must embrace it

In the corner of the room

And I will chase it

In the corner of the room

I will embrace it

 

 

 

P. S. TGAD MC, cinque meravigliosi anni e un giorno!

 

P.P.S. Capitolo 4 quasi pronto e in arrivo: prossimamente su questi lj!

Nov. 2nd, 2009

  • 3:08 PM
gufo
L'ho preso da Graffias... carino! Commentate gente altrimenti niente CAP 4 !


      
cultura celtica is love
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Febbre

  • Oct. 31st, 2009 at 12:49 AM
gufo
Voi direte: come mai posta così tardi di notte? Semplice: ho la febbre che supera 39 (39,2 per la precisione) e siccome vorrei evitare di farmi prendere strani shock termici (mia madre voleva farmi le pezze con l'alcool e le mie ricerche, oltre il buon senso, mi hano fatto capire che non devo) né vorrei morire per ipertermia (ma tranquilli, prima di morire lo chiamo un medico!) ho deciso di cercare su internet come comportarmi, Nello specifico: sotto il piumone e al calduccio sto abbastanza bene, anzi avverto una "sensazione di calore generale") mentre se me scopro c'ho freddino, ma per es stando seduto qui mica ce n'ho tanto de freddino. Il responso che ne ho tratto (dal portare di medicina incrociato con wikipedia) è che se mo' sto bene scoperto così meglio che non me sto a concallà (che era la mia paura), ma me stabilizzo a una soglia. Non ve pensate che sia uno sprovveduto, mica penso de potemme curà da solo, però onde evitare di chiamare la guardia medica per un 39 (se arrivo a 40 invece chiamo) ho pensato di farmi una cultura. Ora, se non erro, dovrei essere in una fase (tipo la seconda, ma il nome non me lo ricordo, il cervello me svalvola) che prevede che me so satabilizzato, per cui non me devo coprì eccessivamente (vedì piumone e concallare). Dunque, ricapitolando: mo me rimetto a letto con un piumoncino più leggero de quello che c'ho (sigh!!! è così morbidoso e caldo!) e me metto al fresco. La febbre è fisiologica e non la devo mica abbassare per forza. Detto ciò, vi saluto, promettendovi al più presto il terzo capitolo di "A simple love story": d'altronde domani, febbre o no, se me funziona il cervello e soprattutto la vista (gli occhi me vanno a fuoco!) me metto a scrive.
Non rileggo il post, non me va. So d'aver scritto in un romanaccio orribile, e me ne pentirò. Mi stanno invitando "caldamente" ad andare a dormire. Notte calorosa.